Le leggi razziali e le deportazioni non hanno guardato in faccia nessuno, neanche l’allenatore più vincente ed innovativo degli anni ’30. Uno scudetto con l’Ambrosiana Inter e due col Bologna più una prestigiosa coppa Europea non sono bastate all’ungherese Arpad Weisz e alla sua famiglia per evitare di essere prima cacciati dalla città che li ha accolti e poi essere deportati in vari campi di lavoro e finire la loro vita ad Auschwitz, nelle camere a gas.
Il racconto della sua vicenda è affidato ad un appassionato monologo su quelle che, possiamo solo immaginare, furono le sue ultime ore di vita. Ad accompagnarlo, un giovane coro che scandisce e plasma, in una dimensione onirica, i ricordi, gli affetti, le passioni che nei concitati momenti prima della fine affollano la sua mente.
Crediti
con Simone Salusest Maria Elena Lazzarotto Francesco D'Atena e la partecipazione straordinaria delle allieve del Laboratorio Vie del Teatro Teen
testo liberamente ispirato a Dallo scudetto ad Auschwitz di Matteo Marani
aiuto regia Maria Elena Lazzarotto
regia Francesco D'Atena